Foodora e decreto dignità: i due fronti della guerra al precariato

La legislatura del nuovo governo è appena iniziata ma sorgono già i primi problemi: il decreto dignità di Luigi Di Maio ha suscitato infatti molte polemiche da parte di Foodora che si è detta pronta a lasciare l’Italia se la bozza non cambia.

Il decreto dignità

Rivisitazione dei centri per l’impiego, pensioni, contratti a tempo indeterminato e inquadramento dei riders in lavoratori subordinati; questi sono i temi trattati per combattere la precarietà e favorire le nascite.

Il continuo stato di precarietà e di incertezza dei giovani infatti influirebbe sia nell’elevato consumo di psicofarmaci che nella bassa crescita demografica.

In questo senso il decreto dignità va a fornire importanti tutele alla categoria dei riders, ora considerata un semplice lavoro subordinato.

I riders ed il lavoro subordinato

Con l’attuazione del decreto dignità sarebbero essenzialmente due i vantaggi che otterebbero i riders, figura tipica di Foodora e delle altre startup di delivery food.

Il salario

Nella normativa attuale i riders vengono pagati a cottimo (circa 5 euro a consegna); con il decreto dignità devono necessariamente avere un trattamento economico minimo garantito in linea con i compensi previsti per i lavoratori subordinati.

Diritti

Dal punto di vista dei diritti i riders sono considerati dei lavoratori autonomi: non hanno ferie, maternità o malattia ma hanno un assicurazione e sono esonerati dall’obbligo di presentarsi al lavoro e rispettare orari determinati.

Un incentivo ad essere disponibili arriva dal sistema automatico di assegnazione che privilegia le persone più rapide e più presenti.

Con il decreto dignità i riders hanno diritto a ferie, maternità e malattia ma anche ad una pausa obbligatoria di almeno 11 ore consecutive al giorno.

La risposta di foodora

Gianluca Cocco, amministratore delegato di Foodora Italia, si è detto disponibile a garantire maggiori tutele ma, contemporaneamente, ha espresso alcune importanti problematiche.

La prima è legata all’impossibilità di assumere tutti i riders presenti con il conseguente licenziamento o favorimento del lavoro sommerso.

È davvero importante trattare i riders come lavoratori subordinati?

Una ricerca condotta da Inps ha evidenziato alcune statistiche che fanno riflettere: il 50% dei fattorini sono studenti, il 90% ha un’età che varia tra 18 e 24 anni, il 10% lo considera un lavoro stabile, il 25% come secondo lavoro ed il 10% come una semplice attività di transizione.

Questi dati parlano chiaro, è giusto tutelare questa categoria ma, contemporaneamente, si dovrebbe tenere presente il contesto in cui operano e trovare un accordo con i gestori di questo mercato da 450 milioni di euro.

Reply

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi